monica BISOGNO

     
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note critiche "allusioni - evocazioni"

Monica Bisogno affronta e sviluppa la complessa tecnica del rapporto tra eros femminile e sentimenti e, poetessa dell'immagine quale è, l'Artista traduce in forme pittoriche le figurazioni che esprimono contemporaneamente la sua carica sensuale e i profondi sentimenti ad essa connessi, nello spirito di sacralità dell'amore carnale che, come è noto, trova la prima autorevole affermazione nell'essenziale concetto biblico della fusione corporale e spirituale tra l'uomo e la donna: "Erunt due in carne una" recita l'Antico Testamento, "saranno due entità in una sola carne", cioè, due corpi in un'anima sola, congiunti in un atto d'amore creativo durevole quanto la nuova vita che ne deriverà. Monica Bisogno realizza i suoi dipinti con la tecnica delicata e discreta dei pigmenti a secco, tenuti su tonalità neutre, sia per conferire sobrietà al tema impegnativo che elabora e sia per escludere ogni riferimento alla realtà materialistica, giacché i toni grigi assumono un carattere non realistico, tendente all'astrazione e alla metafora, le cui forme, se rese in tinte naturali, sarebbero troppo veristiche e meno seducenti di quanto l'artista si propone.

 
     

gaudioso atto d'amore

Astrattismo o simbolismo? Evocazioni o metafore? La tematica artistica di Monica Bisogno s’inoltra nelle regioni recondite dell’arcano, inesplicabile non per limiti dialettici, ma per complessità interpretativa. L’Artista esprime la vita muovendo dall’amore, causa prima e ragione dell’essere. L’energia spirituale, le pulsioni biologiche e l’atto d’amore travolgente, compiuto e generativo, coinvolgono sempre due unità, dalle quali riemerge nuova entità, summa e sintesi insieme dei soggetti attratti nel vortice catalizzante e incontrollabile del richiamo amoroso. Le istanze che blandiscono la natura umana e con forza irrefrenabile proiettano l’essere verso l’altra metà, che ansima in fremente aspettativa, si ripetono sia nel razionale e sia nell’inconscio – prodigio del Creato – dalle dimensioni umane alle unità cellulari, ingenerando ansie di attesa, desiderio di unificazione, di assimilazione e di totale abbandono, in una comunione di corpo e di anime, di umori vitali e di gameti atti e destinati a rigenerare la vita, l’anima e la specie medesima. Da queste premesse subliminali trae ispirazione l’arte di Monica Bisogno, la quale avverte la necessità creativa di visualizzare le complesse spinte emozionali, riassunte verbalmente nel termine onnicomprensivo di “amore”, che è abbrivo e approdo insieme dell’unica ragione ammissibile di vita: amore generativo, materno e filiale, amore duale copulativo tra uomo e donna, amore spirituale contemplativo, amore mistico, amore ideale, fantastico, sognante, amore di tutte le connotazioni possibili all’intelletto e ai sentimenti umani. Reso in forme visibili – e potenzialmente anche tattili – ecco l’amore di Monica Bisogno, la quale s’inoltra nei meandri e nei segreti delle regioni e degli istanti in cui l’amore trova sublimazione e rigenera se stesso. Forme tondeggianti evolventi a spirali, che assumono configurazioni oviformi, bulbari e tuberali, defluenti in scie filamentose, o confluenti in pliche, in convalli e cavità profonde e cupe, dense di segreti intimi, di misteri inebrianti, alvei e concavità, rigonfiamenti e turgori in colorismi sobri, quasi neutri, evocatori di appagamenti supremi, di fisicità e di spiritualità. Le forme, le composizioni, gli sviluppi, le espansioni e le contrazioni morfologiche, l’elasticità dei costrutti, armonici nell’apparente casualità o sorti improvvisi dall’ispirazione del momento creativo, rimandano alle riservatezze del massimo desiderio che è pudore sottacere ed è ammesso esprimere solo attraverso allusioni più velate o più esplicite secondo la tensione ispiratrice, come suggerisce il colorismo biavo delle opere. Le creazioni di Monica Bisogno sono un inno al massimo gaudio, al benessere, al diletto, all’esultanza dell’atto d’amore, è l’euforia esistenziale nel momento in cui si manifesta la massima espressione di gioia e di giubilo, e nel contempo si traduce in incipiente rinnovamento di vita mediante il cercarsi, l’incontrarsi, il compenetrarsi e l’unificarsi dei germi vitali. Le intitolazioni stesse delle opere rinviano ai postulati precedenti. “Prima di attraversare il sogno” è una composizione di cui il titolo annuncia lo sviluppo di forme inflesse, alcune concentriche, altre espansive in pliche e ripieghi, in ondulazioni centrifughe che sfuggono verso corpose glandule ovoidali, afferenti a indiziarie gònadi, trasfigurate nel lirismo pittorico in morfismi plastovisivi; l’allusione è esplicita: attraverso le pieghe transita il “sogno”, inteso come momento di massima beatitudine, astratta dalle contingenze diuturne. “Il fiore ermafrodita” si conforma a petali radiocentrici, con vistoso stame di forma ambigua, nel doppio significato di organo maschile floreale e filo dell’ordito (della vita): nessun dubbio sull’allegoria sensuale e organica della composizione. “C’era una volta un cuore” è un cardioide, con appendici filiformi che accennano a profili anatomici inguinali. Il bulbo tematico è solcato da pliche longitudinali, completando una configurazione assimilabile ai concetti delle opere prima accennate. “Il cammino di Zeida” è il movimento di discesa-salita, fluitazione alla ricerca vitale di una cellula attiva e attesa nel cupo di profondità cavernose, alla quale si possono comparare i temi de “La danza di Corinne” e de “La stagione della semina”, in cui la composizione evoca i territori pelvici adolescenziali, in segni stilizzati, con richiamo non solo alla “stagione” (età) ma anche alla topografia anatomica. Monica Bisogno risolve tecnicamente le sue opere con l’impiego esperto e raffinato delle matite colorate a tonalità azzurrate e soffuse, che impongono tempi di esecuzione pausati, ragione per cui si rileva nell’Artista un rilassato compiacimento nel godere del tempo dedicato ad ogni opera, come l’oscillazione di un metronomo regolato sulle cadenze pendolari di un interminabile e gaudioso atto d’amore.

 
 

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